E’ sufficiente mettere insieme Davide, il nostro giornalista in erba e il nuovo Mr. Leather Italia ed è subito bestseller…
Una domanda tira l’altra e si arriva alla prima completa biografia di Cosimo Mr. Leather Italia 2019!
Siete comodi? Partiamo

GENERALITA’:

Cosimo Capanni nato a Firenze l’11 novembre 1975, segretario.

Come hai trascorso la tua infanzia da fanciullo? Sogno da bambino? Bravo scolaro o a volte disubbidiente e uccel di bosco? Quali sono stati i tuoi studi?

Ho sempre vissuto in campagna alle porte di Firenze, mia città natale, in un ambiente tranquillo e isolato, con tantissimo verde intorno dove poter soddisfare a pieno la voglia di giocare e liberare al massimo la fantasia.

Sono sempre stato un bambino molto tranquillo, non un grande amante dello studio, ma sempre molto rispettoso del prossimo, anche se poi preferivo isolarmi dai miei coetanei. Da piccolo sognavo di fare il pittore o l’archeologo: mi affascinavano certi volumi d’arte della nostra biblioteca, sognavo di scoprire nuovi tesori o di dipingere grandi ritratti, ma i miei genitori preferirono invece iscrivermi al Liceo Scientifico e poi a Economia Aziendale che, però, non ho terminato.

cosimo 1

Cosimo … nome non poi così comune, ma qualche somiglianza con Cosimo de’ Medici? Nato anche tu in terra fiorentina, nota come culla del Rinascimento, e tra i tuoi hobbies si annovera la passione per l’arte, la pittura e gli acquarelli o sbaglio? Quando hai scoperto di avere questa particolare attitudine? A che età hai dipinto la tua prima tela?

Sicuramente sono quello che sono grazie alla genetica, a quel calderone di cromosomi che sono andati a confluire nella mia creazione, ma ciò non toglie che anche l’ambiente in cui ho sempre vissuto abbia influenzato quello che sono adesso. In famiglia abbiamo sempre respirato l’amore per l’Arte, l’amore per il Bello. Avevo solo cinque anni quando fui portato alla Scuola di Musica di Fiesole per imparare violino e canto. Un’esperienza che si è protratta per circa dieci anni con fortune alterne: grandi successi e immancabili disastri.

Certamente nascere a Firenze ha aiutato non poco lo sviluppo di quella che poi si è rivelata passione sfrenata per un certo periodo storico: il Rinascimento. Durante quel periodo Firenze era il centro del mondo: in pochi anni si sono concentrate in essa alcune tra le più eccelse menti che il genere umano abbia mai conosciuto; pittori, scultori, ingegneri, filosofi… tutti qui, intorno la corte dei Medici, e con il loro contributo hanno fatto grande la storia della città, e da tutto questo non potevo che rimanere affascinato. Due in assoluto sono gli artisti che mi hanno rapito il cuore: Leonardo da Vinci e Michelangelo Buonarroti. Due geni che tutto il mondo ci invidia, e che ho voluto pian piano scoprire, nel loro essere sia uomini che artisti, attraverso una biblioteca ogni giorno più vasta o attraverso mostre e musei in giro per l’Europa. Sono sempre stato portato per il disegno e ho sempre avuto una spiccata manualità e questo mi ha permesso di esprimere la mia fantasia, come gioco mi piaceva ricopiare i disegni di questi artisti o crearne di nuovi. Una volta lessi sul giornalino Topolino un’intervista al noto disegnatore Giorgio Cavazzano e feci mio un suo consiglio a chi si avvicinava per la prima volta all’attività di disegnatore: «Copiare, copiare, copiare». E così ho fatto negli anni a seguire, dalle fotografie degli scorci del mio paese, ai ritratti di amici di Facebook. Non sono bravo con le parole, ho lasciato che la mia arte parlasse per me!

cosimo 3Tra le altre passioni, come e quando nasce il tuo diletto per la musica, per la divina Callas o per la magnifica Dalida?

La mia Maria! Quella per la Callas non è una passione, ma una vera malattia! «Per fortuna è morta, altrimenti ti spendevi tutto in viaggi per seguirla!», così diceva mia mamma, ed è a lei che devo la scoperta di questa artista. In gioventù mia madre aveva frequentato il Conservatorio di Firenze come corista e in casa avevamo alcuni LP della cantante greco-americana che utilizzava lei stessa per lo studio, oltre ad alcuni libri e a qualche opera in CD. Un giorno, era il settembre 1992, trasmisero in televisione un concerto commemorativo da Atene; mia madre, seduta accanto a me, ad un certo punto se ne uscì con una frase ad effetto: «Sai Cosimo, io avevo collezionato delle riviste con la Callas in copertina e altro materiale a lei dedicato, poi un giorno ho bruciato tutto e tuo padre non me l’ha impedito». Su una frase del genere Freud avrebbe scritto un trattato: il rapporto tra mia madre e mio padre e via discorrendo ma, per farla breve, nella mia mente di nerd sedicenne il sipario si alzò su una scena tipo Pira di Didone a Cartagine con l’orchestra della Scala di Milano che accompagna a suon di violini e tromboni il sacro fuoco che stride e divampa… Allora mi chiesi: ma chi è questa donna con questi enormi occhi, con questa grande bocca, che da questo schermo in bianco e nero mi sta ipnotizzando? Da allora, 27 anni di convivenza: prima partendo dalle basi con la discografia completa e la bibliografia quasi completa; poi ho preso a girar per mercatini in cerca di riviste d’epoca per raccogliere recensioni o articoli e crearmi quel fondo che adesso conta almeno 2000 articoli in un arco di tempo che va dal 1950 al 1977. La passione quindi è diventata studio, permettendomi successivamente di collaborare con eventi espositivi o stesure di nuovi volumi a lei dedicati.

Nei fine settimana liberi, che ora saranno sempre meno visti i tuoi impegni da nuovo Mr. Leather, ti dedichi al relax e alla fotografia o ti concedi alla vita bucolica sui colli fiorentini tra gli ulivi secolari?

Nel poco tempo che mi rimane cerco di dividermi tra la gestione della casa di campagna e quel sant’uomo che è Marco, per gli amici “Freddolino”, il mio compagno di vita da 14 anni; lontano dai social e dalla scena leather, non ha mai ostacolato la mia passione, ma segue il mio continuo peregrinare con affetto e infinita pazienza.

Seguendoti sui social, voglio conoscere il tuo segreto … ma dove trovi tutte queste energie per essere già in palestra alle 6 del mattino?

Potrei farti la stessa domanda visto che anche tu ti svegli alle cinque del mattino. Di necessità virtù! Uscendo dall’ufficio alle 19.00, ho preferito concentrare quell’ora e mezza di attività fisica al mattino, anticipando la sveglia. Certo all’inizio non è stato facile, ma poi mi sono abituato e adesso non è più una pena, anzi! Ne ho constatato i benefici, come una migliore predisposizione verso la giornata che mi accingo ad affrontare. Va da sé che, salvo rari casi, la sera non faccia le ore piccole e dopo cena fili subito a nanna.

Tre aggettivi per descriverti?cosimo 5

LEALE: non ho troppi grilli per la testa e mi ritengo una persona affidabile su cui far conto nei momenti di difficoltà, soffro della sindrome di “Candy-Candy”, l’infermiera dei casi impossibili, se c’è da confortare un amico giù di tono io sono in prima linea!

IRONICO: la vita è breve e spesso pesante, cerchiamo di alleggerirla con un po’ di ironia, quella capacità di scherzare dando della realtà una visione particolare, a volte fantastica, che genera comicità e quindi strappa un sorriso, ma attenzione: il fatto che io sia ironico non vuol dire che sia sempre allegro e spensierato…anzi! Ed ecco che arrivo al terzo aggettivo:

ANSIOSO: non sono mai stato una persona sicura di sé, durante la scuola non ero certo un leader anzi, spesso rientravo nella categoria dei “reietti”, per la mia particolare sensibilità o per i miei modi di vestire e di fare molto “british”. Col passare degli anni alcuni di questi aspetti sono cambiati, ma il timore del giudizio esterno è rimasto immutato.

Vacanze al mare o in montagna? Vacanza ideale? E tra i tuoi viaggi, quello che ti ha lasciato senza dubbio un ricordo indelebile, sia in positivo che in negativo?

Per me vacanza è sinonimo di mare: la montagna ho imparato a conoscerla solo recentemente col mio compagno, provetto sciatore; la vacanza ideale è quella in cui il corpo e lo spirito ritrovano le loro energie per affrontare il resto dell’anno. Fino a qualche anno fa lavoravo tutta la settimana in tre ambiti diversi, impiegato, pizzaiolo e addetto alla vendita diretta in un’azienda agricola, e così non mi rimaneva molto tempo da dedicare ai viaggi; poi nel 2015 decisi che mi sarei riservato i fine settimana liberi: gennaio 2015, la mia prima volta a Berlino. E da allora non mi sono più fermato.

La primissima cosa che guardi in un uomo?

Le scarpe. Secondo me dicono tantissimo di una persona: tipologia di calzatura, condizioni ed usura sono la cartina al tornasole dell’individuo che le indossa.

Appassionato del cinema dei giorni nostri o dei vecchi film in bianco e nero? E a tal proposito, i tuoi 3 film preferiti che ancora rivendendoli ti emozionano?

Appassionato dei grandi classici del cinema lascio agli altri i vari filmoni tipo “The Avengers” o “Guerre Stellari”. All’azione preferisco l’emozione, ho la lacrima facile perciò nei tre titoli richiesti annovero:

Bellissima di Luchino Visconti del 1951, dove Anna Magnani ha avuto la sua occasione d’oro d’attrice e ne ha approfittato; un film che, volendo raccontare un’esaltazione e un tracollo, un’illusione e un disincanto, lo ha fatto con dignità, utilizzando mezzi inconsueti e audaci, talvolta rischiosi. Il suo merito maggiore è la schiettezza, che è poi la strada giusta di ogni realismo.

Fragola e cioccolato di Tomás Gutiérrez Alea e Juan Carlos Tabío del 1994. Il film tratta della difficile situazione degli omosessuali a Cuba alla fine degli anni Settanta, attraverso le parole e i pensieri di David e Diego, rispettivamente un giovane castrista e un intellettuale omosessuale. La bellezza del film sta nella ricostruzione della vita e degli ideali rivoluzionari cubani fatta attraverso i dialoghi tra i due protagonisti, partendo dai massimi sistemi fino ad arrivare alle quisquilie. Un film che pur dipingendo tutte le enormi contraddizioni della società cubana ha comunque aggirato gli strali della censura risultando un successo oltre le più rosee aspettative, anche nel paese dei barbudos. Il film ha un aspetto povero ma curato dimostrando ancora una volta che non c’è embargo che tenga quando si tratta di intelligenza….

I segreti di Brokeback Mountain di Ang Lee del 2005. Racconta la drammatica passione amorosa tra due cowboy nelle zone rurali e montuose del Wyoming, caratterizzate dalla mentalità agricola e conservatrice degli anni Sessanta. Prima del film avevo letto il racconto breve di Annie Proulx da cui il film è tratto, dunque già alla prima scena ho cominciato a piangere in previsione del finale tragico che già conoscevo.

Veniamo alla tua grande passione:cosimo 8 

Candidato a Mr. Leather nel 2017, seconda presentazione quest’anno, perché? Cosa ti ha spinto a ripresentarti di nuovo?

Diciamo che alla immutata passione si sono aggiunte una maggiore consapevolezza ed esperienza, raccolte nell’intervallo tra i due concorsi. Aggiungici un pizzico d’orgoglio nello scegliere come luogo di elezione la stessa “piazza” che mi aveva visto sconfitto in prima battuta, e ecco fatto.

La tua più grande passione? Quando nasce e come?

Dici Capanni e dici STIVALI; soprannominato dagli amici la Imelda Marcos del fetish! Quando a metà degli anni ’80 anche Firenze fu sommersa dall’onda lunga della moda dei Paninari, io non fui tra i protagonisti. In casa mia l’idea di spendere fior di quattrini per comprare abbigliamento firmato non era ammissibile, dunque automaticamente rientrai nella categoria dei dileggiati. Furono anni di grosse vessazioni, di esclusioni ed incomprensioni. In questo clima totalmente negativo la mia passione segreta per gli stivali aveva preso un grosso impulso, spinta anche dalla commercializzazione sul mercato di prodotti a marchio Durango e El Charro. Non potendo averne di miei non mi rimaneva che osservare quelli degli altri. Su un intero istituto scolastico maschile fatto di 6 classi, almeno 5 o 6 individui li indossavano. Arrivato in prima media, ricordo un ragazzo di terza, gentile nei miei confronti, che ne aveva un paio marrone chiaro tipo nabuk. Più forte e preciso invece è un altro ricordo, che rimarrà indelebile nella mia mente: a scuola facevo il tempo lungo, e tra i corsi del mattino e lo studio pomeridiano avevamo circa due ore per il pranzo e un po’ di svago. Lui si chiamava Filippo, frequentava la mia stessa classe; era suonata la campanella che avvisava di rientrare in classe e lui aveva appena finito di giocare a pallone; lo beccai seduto sulle scale bianche di travertino, si era sfilato le scarpe da ginnastica e stava indossando i Charro bordeaux. Ricordo quel momento come interminabile: io pietrificato, a osservare quel gambale di pelle che piano piano tornava celato sotto il jeans. E in quel preciso momento decisi che prima o poi anche io avrei avuto un paio di stivali da cowboy. Tra il dire e il fare si sa, a volte passano giorni, mesi, anche anni, nel mio caso ne passarono circa 6. Anni fatti di studio matto e disperatissimo… cosa state pensando? Mica mi chiamo Leopardi! Sfigato sì ma non esageriamo. Cominciai a collezionare tutte le immagini che potevo trovare sugli stivali; non c’era internet, dunque il materiale era recuperato da quotidiani, riviste o giornalini che passavano in casa mia e che tutt’ora conservo. Correva l’anno 1988, la Steve Rogers Band spopolava in TV col brano “Alzati la gonna”, che fu il tormentone dell’estate e fu presentata nello stesso anno al Festivalbar. Della canzone in sé non mi importava niente, neanche mi piaceva, ma la mia attenzione fu attirata dalla figura del chitarrista Maurizio Soleri. Vista l’enorme popolarità della band, gli fu dedicata un’intervista di diverse pagine sul giornalino Topolino, accompagnata da alcune immagini; la visione di quello stivale nero piegato, il suo tacco curvo, la punta aguzza, produsse in me una tempesta ormonale ancor prima di sapere cosa fosse un ormone, ancor prima di prender consapevolezza del mio essere omosessuale.

Negli anni Ottanta ci fu un fiorire di sceneggiati americani che alimentarono la mia passione. In primis “CHiPs”, che racconta le avventure di due agenti della California Highway Patrol di pattuglia sulle immense freeway di Los Angeles a bordo delle loro motociclette. I due protagonisti sono il macho Francis “Frank” Llewellyn “Ponch” Poncherello e il più equilibrato Jonathan “Jon” Andrew Baker. Più che dagli episodi ero attratto dalla sigla: quei millisecondi in cui passavano i dettagli del guanto e dello stivale nero sul cambio della motocicletta mi creavano ben più tormenti dei pantaloni altamente aderenti e color carne che lasciavano ben poco all’immaginazione. Altra serie cult per me fu Hazzard, ambientata in Georgia, nell’immaginaria contea da cui trae il nome lo sceneggiato, in cui si susseguono le rocambolesche avventure della famiglia Duke, composta dai giovani Bo, Luke e Daisy e da Jesse, il loro saggio e anziano zio. Oltre ad essere due bei ragazzi, i cugini indossavano esclusivamente stivali da cowboy. Ricordo un episodio in particolare: il giovane Bo, legato a terra con la corda e un primissimo piano dei suoi stivali nabuk: apriti cielo! Da quel momento in poi posso dire di aver maturato il mio modo di osservare le persone partendo dalle calzature e via a salire.

Al termine degli anni ’80 arrivò finalmente a casa Capanni il videoregistratore, ebbi così da quel momento la possibilità di creare la mia prima “videocassetta stivalata”: avete presente il “TESSSORO” di Gollum ne “Il Signore degli Anelli”? Ecco, quel piccolo oggetto in plastica nera rappresentava per me un tesoro immenso, fatto di grandi emozioni sotto forma di estratti da serie televisive, film, pubblicità, telegiornali, con un unico comun denominatore: l’immagine di uno stivale. Pian piano, a suon di pochi secondi alla volta, ero riuscito a creare un bel lungometraggio degno del National Geographic. Finalmente, dopo tanta fatica, era giunto il momento di mettere in pratica quanto studiato con l’acquisto del mio primo paio che descrivo poi.

Il tuo primo paio di stivali? E indicativamente quanti ne possiedi ad oggi?

Natale 1994, la grande decisione: entrai da Desii, storico negozio di Firenze, e comprai il mio primo paio di stivali. Ricordo ancora l’odore di pelle nuova sprigionato dalla scatola e la sensazione tattile del gambale via via che avvolgeva la mia gamba mentre indossavo un modello classico nero del marchio Sancho. Uscii con il portafogli alleggerito di 290 mila lire e con il cuore impazzito per l’emozione. Non ricordo come riuscii a tenere nascosto ai miei genitori quell’acquisto e come feci a portarli in camera mia, ma ricordo che quella notte dormii tenendoli addosso. Gli anni passavano, e di quel primo acquisto non feci menzione ai miei; li tenevo nello zaino di scuola e li indossavo prima di entrare in classe, per toglierli subito prima di rientrare in casa. Tutto questo fino al Carnevale 1997 quando, con la scusa di travestirmi da biker, costruendomi in maniera artigianale un giubbotto con i sacchetti neri e customizzando il triciclo di mio nipote in una simil – Harley, ecco che videro la luce questi vecchi stivali neri dalla suola sfondata, fintamente comprati al mercato dell’usato per l’occasione. Ma oramai il più era fatto, da allora non mi sono più fermato: ho acquistato sia stivali nuovi che usati, tant’è che la mia collezione adesso conta una quarantina di modelli.

Il tuo primo viaggio leather? Età? Timido o già esuberante e sul pezzo?

3 gennaio 2015, la prima volta a Berlino. Ero con amici in vacanza, la classica gita turistica di chi visita per la prima volta la capitale tedesca. I musei, le gallerie d’arte, i negozi di souvenir. Una sera mentre passeggiavamo in zona Schöneberg vidi per la prima volta due leathermen che camminavano uno di fianco all’altro. Quello fu il preciso momento in cui vidi realizzato nella realtà ciò che fino ad allora avevo visto solo sui libri o su internet. Mi fermai a osservarli sbalordito. Fu un’emozione unica. Ebbi finalmente la certezza che esistevano anche uomini così e che mi piacevano tantissimo. Con gli amici decidemmo di andare al Mutschmanns, dove in pochi metri quadrati era concentrata una quantità tale di Langlitz e Wesco mai vista prima. Tornato in Italia poche settimane dopo entrai per la prima volta al Bangalov in occasione di una festa organizzata dal club Leather Fetish Milano, lì feci amicizia con altri appassionati di pelle e da allora non mi sono più fermato.

Emozionato durante il contest?

Moltissimo, ma forse in maniera minore rispetto a due anni fa. Temevo soprattutto di non fare una buona impressione, ma a quanto pare questi timori si sono dimostrati infondati.

Obiettivi in questo anno da Mr. Leather ?

Cercare dove possibile di dare la più alta visibilità a ciò che secondo me rappresenta un leatherman: un uomo orgoglioso della sua passione 365 giorni l’anno.

Perché secondo te l’Italia ha una visione distorta e più scettica per il mondo gay e fetish rispetto ad altre città europee? Vedi Berlino, Londra, Amsterdam, Anversa dove per noi gay, la vita scorre in modo più pacifico a contatto con gli altri e senza pregiudizi di razza, colore, appartenenza sociale, sesso?

Semplicemente perché la tradizione culturale italiana poggia su granitici postulati cattolico-fascisti. Per tradizione storica il pensiero italiano non si basa sulla ragione o sulla critica del sapere come fonte di miglioramento concreto della realtà, ma su una morale di derivazione religiosa che distorce e condiziona assieme al potere politico, la percezione del mondo e degli altri di larga parte del popolo italiano.

Prossimi viaggi in calendario?

Mentre scrivo è appena iniziato il mese dei Pride, nelle prossime settimane sarò a Roma, Milano, Napoli, Vienna e Pisa, poi vedremo più avanti. Sicuramente ho già messo in cantiere il mio quinto Folsom a Berlino e il mio quarto Oktoberfest a Monaco, poi ad autunno ricominceranno gli eventi organizzati dai principali clubs italiani, e sicuramente non mancherò di partecipare a molti di essi.

Immagine di ieri, di oggi, e Cosimo proiettato nel futuro… come ti vedi?

Sempre lo stesso, ironico, clownesco e sempre con una parola e un sorriso per tutti.

Qualcuno da ringraziare?

Innanzitutto il mio compagno, Marco, a cui devo un supporto discreto e costante ogni giorno della nostra vita, da ben quattordici anni.

Sara, Maddalena e Ilaria con cui condivido più ore nell’arco della giornata, mie amiche e colleghe di lavoro, ma anche mie supporters scatenate, che con me hanno vissuto attimo dopo attimo il peso, le ansie, le gioie e i dolori di questo Contest come del precedente.

Infine tutti gli amici che nel corso di questi anni si sono approcciati al mio essere fuori dagli schemi e che mi hanno dato il loro sostegno spingendomi a non mollare. A loro tutti dico grazie.

E noi ringraziamo te! Buon anno da Mister!

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